I presidenti dei tre Consigli Sindacali Interregionali che interessano il Friuli Venezia Giulia, rispettivamente con la Slovenia, parte della Croazia e parte dell’Austria, ribadiscono la posizione più volte espressa a favore di un superamento della sospensione dell’Accordo di Schengen da parte dell’Italia nei confronti della Slovenia, della Slovenia nei confronti della Croazia e dell’Austria nei confronti, tra gli altri, della Slovenia. Contestualmente esprimono apprezzamento per l’orientamento indicato nei pareri motivati della Commissione Europea, che invita i paesi citati a valutare la necessità e la proporzionalità dei controlli alle frontiere interne all’Unione, nonché ad adottare misure alternative e attenuanti per limitare le conseguenze negative sulla circolazione transfrontaliera dei lavoratori e di tutti i cittadini.

Questo tema sarà oggetto di un’apposita riflessione in occasione della riunione del Comitato di Coordinamento di tutti i CSIR in Europa, prevista l’11 giugno a Bruxelles.

 

Roberto Treu (CSIR Friuli Venezia Giulia/Slovenia)   

Michele Berti (CSIR  Italo-Croato Alto Adriatico)

Mariateresa Bazzaro (CSIR Friuli Venezia Giulia/Carinzia)

«Piena solidarietà» ai sindacati sloveni. E «pieno sostegno» alle loro iniziative per contrastare «l’attacco inaccettabile» del nuovo governo di Lubiana, votato oggi dal Parlamento, alle condizioni dei lavoratori e dei pensionati. A esprimerli le segreterie di Cgil, Cisl e Uil del Friuli Venezia Giulia, «componenti italiane del Consiglio sindacale interregionale Fvg-Slo», in una lettera indirizzata ai leader dei sindacati sloveni Zsss e Ks90.

L’iniziativa di Cgil, Cisl e Uil segue la raccolta di firme promossa dai sindacati sloveni contro il programma del nuovo Governo, caratterizzato da tagli alla sanità e da una forte impronta neoliberista, e condanna la proposta di legge annunciata da Janez Janša, che prevede tra le altre misure l’abolizione della trattenuta automatica in busta paga delle deleghe sindacali. Una scelta quest’ultima, che per Cgil, Cisl e Uil rappresenta una «inqualificabile vendetta» dopo il successo della sottoscrizione promossa dai sindacati sloveni e un attacco ai diritti fondamentali di libertà di associazione e di adesione al sindacato. «Provvedimenti come quelli annunciati da Janša – si legge nella nota firmata da Michele Piga (Cgil), Alberto Monticco (Cisl) e Matteo Zorn (Uil) – intaccano direttamente uno dei pilastri fondamentali del modello sociale europeo, basato sulla partecipazione delle forze sociali e sul dialogo sociale, dialogo che il nuovo governo sloveno intende azzerare». A pagare le conseguenze di una svolta antisindacale sarebbero anche  i lavoratori frontalieri, che rischiano di essere privati, sostengono Cgil, Cisl e Uil, «di un’interlocuzione necessaria al superamento delle molte disparità di trattamento ancora in essere».

Ecco perché, forti del «rapporto storico, costruttivo e di grande amicizia con le organizzazioni sindacali della Slovenia», Cgil Cisl Uil del Fvg dichiarano «piena disponibilità a qualsiasi azione unitaria di sostegno alle richieste sindacali slovene, che contengono valori e obiettivi pienamente condivisi e propri di tutto il movimento sindacale europeo».

«La decisione di sospendere Schengen è puramente propagandistica, inutile e dannosa per tutti, in particolare per i lavoratori frontalieri, che vedono limitato il loro diritto a una libera circolazione. È una misura costosa e priva di giustificazione che impedisce il normale flusso di persone e di idee, fondamentali per una cooperazione pacifica e proficua tra i popoli». È quanto ha dichiarato Roberto Treu, presidente del Consiglio sindacale interregionale Friuli Venezia Giulia – Slovenia, in occasione del tradizionale incontro transfrontaliero dei sindacati, organizzato in vista del Primo Maggio al valico di confine di Rabuiese-Skofije.

Un ritorno alla normalità, si legge nel documento sottoscritto dal Csi Fvg-Slo in occasione della Festa del Lavoro 2026, «è necessario per garantire ai lavoratori una vita più dignitosa, senza discriminazioni o ostacoli al loro diritto di movimento e di lavoro». La chiusura dei confini, infatti, «non solo aggrava le condizioni di vita delle persone, ma danneggia anche il mercato del lavoro, che diventa più frammentato e meno inclusivo». Da qui, per il Csi, l’esigenza di «rafforzare la cooperazione transfrontaliera e garantire i diritti dei lavoratori, che sono la base di ogni società giusta e prospera», e l’appello ai governi di Italia e Slovenia «affinché riprendano il dialogo e risolvano le problematiche ancora irrisolte che riguardano i frontalieri, chiedendo misure concrete per garantire un mercato del lavoro regolato e inclusivo».

Al centro della giornata anche le guerre e le tensioni che continuano a caratterizzare uno scenario globale, «di fronte al quale – si legge nel documento – è più che mai necessario che sia ripristinato il diritto internazionale e garantito alle popolazioni un futuro dignitoso e sostenibile, che solo la fine dei conflitti può garantire». Fondamentale, per il Csi, il ruolo dell’Unione Europea e dei grandi organismi internazionali come l’Onu, chiamati a «fare la loro parte per prevenire conflitti e per promuovere la pace e i diritti umani».

IL DOCUMENTO DEL CSI FVG-SLO

 

Si terrà il 29 aprile al valico di Skofije il tradizionale incontro trasnfrontaliero organizzato dal Consiglio Sindacale Interregionale Fvg-Slovenia in occasione del Primo Maggio , festa internazionale del lavoro. Nel corso dell’incontro, in programma a partire dalle 11 , verrà illustrato un documento unitario in merito al preoccupante scenario internazionale, alla perdurante sospensione di Schengen, al ruolo dei sindacati e alle problematiche dei lavoratori frontalieri . Sarà garantita la traduzione simultanea.
Al termine, si terrà il tradizionale brindisi.

La presidenza del Consiglio Sindacale Interregionale Friuli Venezia Giulia-Slovenia esprime grande insoddisfazione per come è stata finora affrontata la situazione confinaria conseguente alla chiusura del ramo autostradale in Slovenia.
Non si può che evidenziare la grave impreparazione e la superficialità delle autorità competenti di fronte a un problema previsto da mesi. Basti pensare che solo ora sono stati programmati lavori ovvi di asfaltatura o l’esigenza di avere almeno due corsie di entrata in Italia a Fernetti. Per non parlare dei caselli autostradali.
Tutto ciò sta provocando, oltre alle ripercussioni economiche sul traffico camionistico e turistico, grandissimo disagio per il traffico transfrontaliero e,
soprattutto, per i lavoratori frontalieri, costretti a tempi di attesa imprecisati per andare e tornare dal lavoro o a lunghi percorsi alternativi.
Ma va sottolineato che le file sono procurate anche dal ripristino dei controlli ai confini, conseguenti alla sospensione di Schengen. Una scelta che ha dimostrato
tutta la sua inutilità, un grande spreco di denaro e delle forze di sicurezza pubbliche, e che ha fatto tornare indietro le lancette della storia rispetto a quando tutti avevano celebrato la libera circolazione delle merci e soprattutto delle persone come un grandissimo evento storico.
Da sempre, il CSI Fvg/Slo ha sostenuto e sostiene la fine di questi controlli confinari strumentali e il pieno ripristino della libera circolazione.

per la Presidenza del CSI
Roberto Treu
Damjan Volf

Si è svolto il 29 aprile il tradizionale incontro transfrontaliero tra le organizzazioni sindacali della Slovenia (Zsss e Ks90) e del Friuli Venezia Giulia (Cgil, Cisl e Uil) che si tiene, ogni anno, in prossimità del Primo Maggio su iniziativa del Csir Fvg-Slo (Consiglio sindacale interregionale Fvg-Slovenia) in un clima di collaborazione. Il messaggio, lanciato da un luogo-simbolo come la piazza della Transalpina fra Gorizia e Nova Gorica, è stato quello di un forte appello a ripristinare l’Accordo di Schengen visto che la situazione penalizza in particolare i 9 mila lavoratori frontalieri».

La scelta della location della piazza della Transalpina è stata un doveroso omaggio alla Capitale europea della cultura 2025 ma anche un riconoscimento a quella che è stata definita «la straordinaria importanza della cooperazione e dell’amicizia» tra due Paesi e tra due comunità che hanno saputo far prevalere sentimenti di pace e convivenza in una terra che ha subito, in modo molto doloroso, i conflitti del Novecento. «Ed è proprio in tale contesto – ha evidenziato Roberto Treu, preidente del Csir Fvg-Slo – che auspichiamo sia ripristinata la libera circolazione delle persone anche tra i nostri confini, con il completo ripristino dell’Accordo di Schengen».
La posizione dei sindacati è chiara, come ha sottolineato Treu: «La decisione di presidiare di nuovo le frontiere provoca ritardi e disagi a chi deve recarsi a lavoro, ed è contraria allo spirito stesso dell’Europa che ha visto cadere i confini: Schengen e la libera circolazione vanno immediatamente ripristinati a tutti gli effetti».
Ma ci sono anche altri problemi irrisolti e fonte di disuguaglianze per chi lavora al di qua o al di là del confine, riguardanti fisco, previdenza e diritti sociali. Tutto questo per i sindacati contribuisce a favorire il lavoro irregolare, penalizza e discrimina i lavoratori che vivono di qua e lavorano di là, talvolta a pochi chilometri di distanza. «Dopo tanti anni, – dicono i sindacati – per nessuno è stata riconosciuta la specificità del loro lavoro. E dire che le questioni fiscali potrebbero essere risolte con “semplici” accordi bilaterali, perché queste persone contribuiscono allo sviluppo economico. E non siamo qui a caso. Questa è la piazza simbolo della collaborazione».
Gli stessi concetti sono stati ripresi anche da Damjam Volf del Ks 90, che ha lanciato anche un appello per la Pace e un invito «a non creare nuovi confini ma ad abbattere quelli del passato. Credo che l’attuale retorica dell’aumento dei fondi per l’acquisto di armi ci porterà a una deriva pericolosa. Dobbiamo anteporre il lavoro al capitale. Dobbiamo fare molto di più. I due governi, sia quello italiano sia quello sloveno, adottino un approccio più serio nei confronti dei lavoratori e dei pensionati».

 

Il lavoro transfrontaliero, la sua necessaria regolamentazione e il completo ripristino dell’Accordo di Schengen saranno i temi al centro del tradizionale incontro transfrontaliero tra le organizzazioni sindacali della Slovenia (ZSSS e KS90) e del Friuli Venezia Giulia (Cgil, Cisl e Uil), che si tiene ogni anno in prossimità del Primo Maggio su iniziativa del Csir Fvg-Slo (Consiglio sindacale interregionale Fvg-Slovenia).
L’iniziativa si terrà a Gorizia alle 10.30 di domani, martedì 29 aprile, in Piazza Transalpina, doveroso omaggio a Go!2025, il grande evento che celebra la Capitale europea della cultura transfrontaliera. La scelta della sede, e l’invito a partecipare rivolto ai sindaci di Gorizia e Nova Gorica, è un riconoscimento alla straordinaria importanza della cooperazione e dell’amicizia tra due paesi e tra due comunità, che hanno fatto prevalere sentimenti di pace e convivenza in una terra che ha subito in modo molto doloroso i conflitti del Novecento. «È in questo contesto – sottolinea la presidenza del Csir – che auspichiamo sia ripristinata la libera circolazione delle persone anche tra i nostri confini, con il completo ripristino dell’Accordo di Schengen, perché questa inutile situazione danneggia in particolare le lavoratrici e i lavoratori frontalieri».

«Riconoscere uno status e pieni diritti al lavoro transfrontaliero, in particolare in tema di fiscalità, sicurezza sociale, legislazione e accesso al mercato del lavoro». È quanto chiede il Consiglio sindacale interregionale Fvg-Slovenia (Csir Fvg-Slo) in occasione del suo trentesimo di fondazione, festeggiato questa mattina a Trieste alla presenza di Giuseppe Augurusa, coordinatore nazionale frontalieri Cgil, dei segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil, Michele Piga, Alberto Monticco, Matteo Zorn, e per i sindacati sloveni il vicepresidente del Zsss Oskar Komac e il presidente del Ks90 Damjan Volf. Presenti anche l’assessore regionale al lavoro Alessia Rosolen, e il presidente dell’Unione Italiana Maurizio Tremul.


«Chiediamo alle competenti autorità italiane e slovene – spiega il presidente del Csir Roberto Treu – di riconoscere la specificità dei lavoratori frontalieri e dei loro particolari problemi, per realizzare al più presto un accordo bilaterale, favorendo così la loro regolarizzazione e l’emersione del lavoro nero e irregolare». La proposta (qui il testo integrale), in particolare, punta alla modifica della vigente convenzione bilaterale in materia di imposizione fiscale, entrata in vigore nel 2010. Coinvolti non meno di 15mila persone che ogni giorno, secondo le stime del Csir, si spostano in prevalenza dalla Slovenia verso l’Italia (circa l’80% dei flussi), ma anche in direzione opposta, per lavorare nelle aziende o nelle famiglie al di là del confine. «Riteniamo – si legge nella proposta – che spetti ai due Governi raggiungere una intesa che, come suggerito dalla Commissione Europea, affermi il principio che il lavoratore frontaliero si debba rapportare con un’unica autorità fiscale per il reddito che ritrae dalla propria attività di lavoratore dipendente svolta nell’altro paese. Inoltre, al fine di evitare possibili e probabili fenomeni di doppia imposizione, va prevista una struttura specifica, composta dai rappresentanti degli enti fiscali dei due Paesi per una corretta interpretazione delle normative».
Tra le richieste anche quella di garantire piena reciprocità ai transfrontalieri in termini di vantaggi fiscali, in materia di welfare e di sicurezza sociale rispetto ai lavoratori residenti, a partire dagli aspetti più sensibili quai, ad esempio, l’indennità per il periodo di disoccupazione, l’applicazione della legge 104, l’indennità di accompagnamento e disabilità. Analoga esigenza, per il Csir, riguarda i trattamenti in materia di legislazione del lavoro, di accesso al mercato del lavoro, di smart working, di assegno unico e di esercizio dei diritti sociali, indipendentemente dal Paese di residenza rispetto al Paese di lavoro.

Giovedì 18 luglio, con inizio alle ore 10 al Circolo della stampa di Corso Italia a Trieste, verranno celebrati i trent’anni dalla fondazione del CSIr Fvg/Slo, il Consiglio Sindacale Interregionale formato dai tre sindacati confederali del Friuli Venezia Giulia, Cgil, Cisl e Uil, e i due sindacati maggiormente rappresentativi in Slovenia,ZSSS KS90 Fvg/Slo, nato per difendere gli interessi e i diritti di lavoratrici e lavoratori frontalieri. Una battaglia sindacale che riguarda migliaia di persone, che in tanti casi purtroppo lavorano in nero, sia sloveni in Italia che italiani in Slovenia. Sarà presente il coordinatore nazionale frontalieri Cgil Giuseppe Augurusa, il presidente del CCSir Fvg/Slo Roberto Treu, i tre segretari regionali dei sindacati confederali Michele Piga, Alberto Monticco e Matteo Zorn, e i presidenti dei sindacati sloveni Lidija Jerkič e Damjan Volf.
Il CSIr in questi trent’anni ha svolto battaglie importanti e oltre ad aver giocato un ruolo decisivo nel superamento delle barriere confinarie e aver dato sostegno alle minoranze e ai loro diritti, ha sostenuto e accompagnato il processo di entrata della Slovenia nell’Unione Europea. Ha inoltre creato una rete di servizi in Italia e Slovenia per l’assistenza a lavoratori e pensionati.
Ma la celebrazione sarà anche l’occasione per il lancio di una proposta di un accordo bilaterale Italia-Slovenia su temi fiscali, sicurezza sociale e mercato del lavoro, per evitare discriminazioni e per favorire l’emersione del lavoro nero, con lo scopo di una regolarizzazione dei lavoratori. Il CSIr Fvg/Slo ritiene che non sia assolutamente rinviabile ulteriormente il riconoscimento reciproco da parte dei due stati, dello specifico status del lavoratore frontaliero: è necessario sia garantita una puntuale applicazione delle normative europee e internazionali, superando interpretazioni differenti in merito ai sistemi fiscali, alla sicurezza sociale e alla legislazione sul mercato del lavoro.

Il prolungamento dei controlli ai confini tra Italia e Slovenia, deciso dal Governo italiano, si scontra con l’auspicio dei presidenti dei due Paesi, Nataša Pirc Musar e Sergio Mattarella, che venga ripristinato al più presto il trattato di Schengen. Lo rilevano Roberto Treu e Damjan Volf, presidente e vicepresidente del Csir Fvg/Slo, che sottolineano come queste misure, oltre a essere assolutamente inefficaci per gli obiettivi che si propongono sull’aspetto del contrasto alla criminalità, intaccano uno dei principi fondamentali e una delle grandi conquiste dell’Unione Europea,quella della libera circolazione delle persone.
«La sospensione del trattato di Schengen – sottolineano i due esponenti del Csir – con il ripristino dei controlli alle frontiere, ha un forte impatto sui lavoratori transfrontalieri, il cui ruolo è stato molto importante per il superamento delle tensioni che hanno contrassegnato la storia di queste terre, favorendo la conoscenza e i rapporti reciproci, determinanti per costruire un clima nuovo e positivo delle relazioni tra Italia e Slovenia. Pertanto è una misura che penalizza lo stesso tessuto economico e sociale del territorio, senza peraltro risultare efficace sul piano della sicurezza».